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La tecnica georadar si basa sull' immissione nel terreno di un impulso elettromagnetico di breve durata e con una frequenza centrale che varia tra i 10 MHz e i 2,5 GHz. Tale segnale si propaga con una velocità legata alle caratteristiche elettromagnetiche del mezzo, e nel suo tragitto subisce una serie di trasformazioni causate da fenomeni di riflessione, rifrazione, diffrazione ed assorbimento dipendenti sempre dalle caratteristiche dei mezzi attraversati e dalla loro geometria.
Il segnale che torna in superficie viene in seguito captato da un'antenna ricevente, amplificato, convertito in formato digitale e registrato.

Profilo georadar acquisito con antenna da 200 MHz in una formazione calcarea
Per individuare la posizione di una superficie riflettente nella metodologia georadar viene misurato il tempo di propagazione dell'onda elettromagnetica nel percorso trasmittente-riflettore-ricevente. Se due superfici sono molto vicine tra loro i tempi di percorrenza delle due onde riflesse saranno molto simili, così se l'impulso radar non è sufficientemente breve le onde si sovrapporranno e non si riuscirà più a distinguere le due superfici. La risoluzione ottenibile è quindi strettamente legata alla frequenza utilizzata, maggiore è la frequenza, maggiore sarà il dettaglio dei profili radar.
La profondità di investigazione è fortemente influenzata dalla frequenza nominale del segnale emesso dall'antenna e dai fattori di attenuazione tipici del materiale indagato. All'aumentare della frequenza del segnale e all'aumentare del contenuto d'acqua del terreno si ha una diminuzione della penetrazione dell'onda elettromagnetica.
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